È il momento di riflettere sulla categoria concettuale del confine (confine come opportunità del dialogo, del rapporto unico con "l'altro da sé") proprio ora che gli attuali mezzi ci indicano che i nuovi limiti della comunicazione non riguardano più gli spazi fisici, mentre la crisi dello spazio pubblico ci spinge a ripensare l'adeguatezza dello stesso concetto moderno di "luogo".

L'Europa potrà diventare il modello di elaborazione di una società multiculturale e il confine – che l'ha divisa rigidamente in due blocchi contrapposti per più di mezzo secolo – il suo laboratorio.

Progettare i nuovi spazi del dialogo significa sperimentare alternative all'uso attuale degli spazi della città, riflettere criticamente sulla fissità o la fluttuazione delle categorie urbanistiche che hanno costruito la città moderna: centro/periferia, urbano/rurale, attraversamento/sosta, ambiente/economia, pubblico/privato. Significa, infine, confidare nella capacità del progetto contemporaneo di interpretare i luoghi di confine e di rispondere al senso che la società assegna attualmente allo spazio fisico.

Il confine tra Gorizia e Nova Gorica rappresenta un caso unico sia per la conformazione urbanistica a cui ha dato luogo, sia per la dimensione simbolica a cui è stata elevata in passato e si può elevare in futuro la sua presenza nelle due città.