|
|
||||
|
|
La città e la campagna vivono oggigiorno un conflitto epocale. Il territorio circostante le grandi città - e non solo - viene pensato attualmente come l'estensione della periferia sui cui poter insediare nuove funzioni (centri commerciali, attività produttive, svago e tempo libero) legate alle istanze di sviluppo urbano e le infrastrutture necessarie al loro collegamento. Secondo tale logica i nuovi oggetti risultano completamente indifferenti al luogo, il territorio una tabula rasa, la struttura storica azzerata. D'altro canto la "politica del vincolo" (beni culturali, parchi agricoli) applicata agli ambienti più fragili non riesce a proteggere e conservare l'insieme delle relazioni ma solo frammenti, spesso isolati, del tessuto agricolo, poiché risultano oggigiorno modificati i valori (anche economici) che hanno prodotto il paesaggio rurale italiano. Appare necessario offrire alle aree rurali nuove tipologie di residenze e di spazi pubblici maggiormente aderenti al luogo ed in grado di sostituire i modelli importati dalla nuova periferia urbana (condomini, case a schiera o villette isolate conformate secondo la logica della lottizzazione con larghi viali e giardinetti pubblici). In termini di metodologie insediative, di linguaggi architettonici, di materiali impiegati, le aree rurali rappresentano una palestra di sperimentazione sul campo reale cui gli architetti sempre più spesso nella professione sono tenuti a fornire risposte convincenti. Il workshop propone uno studi su la struttura agricola di Viboldone alle porte meridionali di Milano assieme Luigi Snozzi, architetto ticinese che ha dimostrato rara sensibilità di intervento nelle aree rurali. |
|||