
Storicamente non è mai stato possibile considerare il Mediterraneo come un insieme omogeneo e coerente. E certamente non lo è oggi, se teniamo conto delle differenze esistenti tra i Paesi che si affacciano alle sue diverse sponde, delle fratture e delle tensioni che lo attraversano, dei conflitti che lo lacerano: dalla Palestina al Libano, da Cipro al Maghreb fino alla ex Jugoslavia. Mare tra terre diverse, divise, ‘mare di mezzo’ che ha comunque sempre invitato, nel confronto tra coste opposte, al suo stesso superamento. Non a caso Braudel parlava del Mediterraneo come di “un insieme di vie marittime e terrestri collegate tra loro”, come un sistema di circolazione che oggi trova nelle rotte delle nuove migrazioni una mappa di relazioni che ne pongono un senso nuovo e sollecitano una progettualità politica per l’intera area, anche nell’ambito dei processi di allargamento della comunità europea. Ospiti spesso sgraditi, gli ‘altri’ che arrivano dal mare con il loro carico di drammi e di sogni che ne hanno motivato e accompagnato la fuga, riaffermano il nostro appartenere ad un “luogo impossibilitato a chiudersi”, al nostro essere, nell’epoca della globalizzazione, una società ancor più di ieri aperta e di frontiera.
Per questo, guardare al Mediterraneo per descrivere i fenomeni in atto e le trasformazioni che ne interessano il paesaggio richiede più che mai l’abbandono di una prospettiva forte e rassicurante, per così dire “continentale”, per aprirsi piuttosto ad uno sguardo mobile, capace di mettere in relazione punti discontinui e apparentemente isolati, distanti.
È questo l’orizzonte nel quale si colloca Mediterraneo capovolto, che vuole descrivere e indicare le modificazioni in atto piuttosto che spiegarle, aprire a nuove domande più che proporre risposte. E, sin dal titolo, vuole alludere appunto alla necessità di muovere lo sguardo in un tentativo – non esaustivo – di descrizione di un paesaggio, quello Mediterraneo appunto, per eccellenza “fluido”; un paesaggio a cui si attribuiscono in questo contesto forti connotazioni ‘fisiche’.
È da qui che, non solo metaforicamente, si guarda verso le rive che lo lambiscono, e non viceversa, nel tentativo di definirne un nuovo immaginario sganciato dagli stereotipi che il Mediterraneo storicamente si trascina. E per descrivere un ‘paesaggio mobile’ si è ricorso alla scelta di diversi medium: se il metodo che si utilizza nella descrizione diventa altrettanto importante che il paesaggio descritto, è allora fondamentale il punto di vista che si vuole adottare per cercare di individuare una traccia di letture possibili di un paesaggio estrapolato alla vera esperienza dello spazio attraverso uno spazio temporalizzato. Per mezzo della scrittura visiva – fotografica, video e film-documentaria – Mediterraneo capovolto vuole raccontare luoghi: luoghi attraversati, vissuti, abitati. Vuole tentare una loro rappresentazione ma anche definire una loro immagine mentale, arrivare a un’immagine di forma fluente in un continuo passaggio dall’interno all’esterno, nel racconto, da una dimensione locale a una estensione globale.
Con ciò non si vuole proporre una semplice mappatura delle pratiche artistiche presenti nell’area mediterranea né tanto meno indicare una linea unitaria di lettura. L’iniziativa si articola piuttosto attorno a diverse tematiche in cui i normali rapporti tra economia, arte, politica e cultura sono sottoposti ad una revisione dovuta alle particolari condizioni che connotano oggi quest’area, affermando, al contempo, la necessità di nuove modalità di rappresentazione che contribuiscano a generare, appunto, un nuovo immaginario e una nuova iconografia. Il percorso espositivo si basa su questi presupposti ed è stato pensato come un susseguirsi di stanze tematiche. Come una nave in cerca della rotta abbiamo navigato tra i nodi del web per individuare i flussi di pensiero e di pratiche di autori che superano i confini saldi di un territorio scoprendo interstizi, maglie labili che scardinano qualsiasi sistema. Partendo dai margini di questo mare-stato, senza passaporto fisico ma con infiniti passaporti mentali, abbiamo iniziato il nostro viaggio nel Mediterraneo, scegliendo di presentare una costellazione di opere che caratterizzano i luoghi immaginati come rappresentativi di tematiche sovrapposte, realtà sommerse e invisibili per quanto prossime: la servitù militare (le esercitazioni militari NATO in Sardegna), l’immigrazione legale-illegale (Lampedusa, Ceuta, Maghreb, Rimini), la forma urbana (Genova), il diritto di cittadinanza (Palestina), gli attraversamenti e le minoranze etniche (Rom).
Artisti invitati:
Marco Bertozzi – “Rimini Lampedusa Italia” (film documentario, 78’)
Francesco Cocco – “Ceuta. L’ultima frontiera del sogno europeo”
Andrea Dapueto – “Tra gli ulivi e le pietre”
Ad van Denderen - “Go No Go”
Maria Papadimitriou - “TAMA”
Enrico Pitzianti - ”Piccola Pesca” (film documentario, 80’)
Filippo Romano – “Domino Genova”
Stateless Nation – “Sul confine”
Xurban – “The Containment contained” (video, 2003)
Xurban – “The Territory Confined” (video, 2005)