<!--
var frase = new Array()
frase[0] = "Che cos’è il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre.<br></a><br>FERNAND BRAUDEL, IL MEDITERRANEO"
frase[1] = "Su tali sponde interminabili e monotone, il Sahara si trova in contatto diretto con il mare Interno. Dall’aereo si vedono giustapporsi, bordo contro bordo, due enormi superfici piane, il deserto e il mare, con il loro contrasto di colori, dal blu al violetto il secondo, dal bianco all’ocra e all’arancio il primo.<br></a><br>FERNAND BRAUDEL, IL MEDITERRANEO"
frase[2] = "Il dato unitario fondamentale del Mediterraneo è il clima, molto particolare, simile da un capo all’altro del mare e che unifica paesaggi e generi di vita.<br></a><br>FERNAND BRAUDEL, IL MEDITERRANEO"
frase[3] = "Il piacere degli occhi e la bellezza delle cose nascondono i tradimenti della geologia e del clima, e fanno dimenticare che il Mediterraneo non è mai stato un paradiso offerto gratuitamente al diletto dell’umanità. Qui tutto ha dovuto essere costruito, spesso più faticosamente che altrove.<br></a><br>FERNAND BRAUDEL, IL MEDITERRANEO"
frase[4] = "Le vie di transumanza sono ancora segnate nei paesaggi come linee indelebili o almeno difficili da cancellare, come quelle cicatrici che segnano la pelle di un uomo per tutta la vita.<br></a><br>FERNAND BRAUDEL, IL MEDITERRANEO"
frase[5] = "Ancora una volta, dunque, come in tanti altri casi, siamo di fronte a due Mediterranei: il nostro e l’altrui. Da una parte vi è la transumanza, dall’altra il nomadismo.<br></a><br>FERNAND BRAUDEL, IL MEDITERRANEO"
frase[6] = "Si può dire, semplificando, che il Mediterraneo realizza il proprio equilibrio vitale a partire dalla triade ulivo-vite-grano.<br></a><br>FERNAND BRAUDEL, IL MEDITERRANEO"
frase[7] = "È stupefacente vedere ancora oggi, in una strada di Messina o alla periferia di una piccola città greca, nelle isole di Chio, Lesbo o Samo o ancora in Turchia o a Djerba, barche in costruzione straordinariamente simili alle navi greche e romane così come ce le restituiscono l’iconografia antica e l’archeologia sottomarina.<br></a><br>FERNAND BRAUDEL, IL MEDITERRANEO"
frase[8] = "Il Mediterraneo è un insieme di vie marittime e terrestri collegate tra loro, e quindi di città che, dalle più modeste alle medie, alle maggiori si tengono tutte per mano. Strade e ancora strade, ovvero tutto un sistema di circolazione.<br></a><br>FERNAND BRAUDEL, IL MEDITERRANEO"
frase[9] = "È attraverso tale sistema che possiamo arrivare a comprendere fino in fondo il Mediterraneo, che si può definire, nella totale pienezza del termine, uno spazio-movimento. All’apporto dello spazio circostante, terrestre o marino, che è la base della sua vita quotidiana, si assommano i doni del movimento. Più questo si accelera, più tali doni si moltiplicano, manifestandosi in conseguenze visibili.<br></a><br>FERNAND BRAUDEL, IL MEDITERRANEO"
frase[10] = "In effetti, essa (la storia fenicia) costituisce soltanto un capitolo della storia  dell’”altro Mediterraneo”, quello che si articola lungo le sponde sahariane del mare Interno, dal Vicino Oriente alle Colonne di Ercole. Una storia che non sempre viene narrata cogliendone la singolare potenza e l’unità, e che mette in causa altri paesaggi e altre realtà umane, diversi dai paesaggi e dalle realtà umane del Mediterraneo classico, quello dei greci e dei romani, quello che diventerà l’Occidente, il nostro Mediterraneo.<br></a><br>FERNAND BRAUDEL, IL MEDITERRANEO"
frase[11] = "Le ricchezze più preziose vengono dal mare, centro dei trasporti. Padrone delle ricchezze è chi domina il mare. Per quanto vasto, però, quest’ultimo finirà per ammettere un solo padrone, non necessariamente politico, secondo la prima immagine delineata da Roma, ma detentore degli scambi, in grado di controllare disuguaglianze e dislivelli della vita mercantile.<br></a><br>FERNAND BRAUDEL, IL MEDITERRANEO"
frase[12] = "Tutte le sponde del mare hanno conosciuto tali alternanze di valorizzazioni e abbandoni spettacolari. È come se l’uomo faticasse a controllare uno spazio che gli sfugge, e sul quale il suo dominio rimane sempre parziale e ineguale; come se ogni epoca gli imponesse delle scelte, quale l’abbandono della costa per l’interno o, al giorno d’oggi, viceversa; o, ancora, come se ritrovasse costretto a cedere i suoi campi alle greggi dei nomadi, prima di poterli respingere a sua volta.<br></a><br>Maurice Aymard, Spazi"
frase[13] = "Molto più che al clima, alla geologia e al rilievo il Mediterraneo deve la propria unità a una rete di città e di borghi precocemente costituita e notevolmente tenace: è intorno a essa che si è formato lo spazio mediterraneo, che ne è animato e ne riceve vita. Non sono le città a nascere dalla compagna: è la campagna a nascere dalle città, che è appena sufficiente ad alimentare.<br></a><br>Maurice Aymard, Spazi"
frase[14] = "Il vero centro della vita sociale è situato altrove, nella piazza dove sfocia tutta la circolazione confusa e caotica delle viuzze. Sempre più difesa, finché sussiste una vita collettiva, dagli sconfinamenti dei privati, la piazza è il luogo pubblico per eccellenza, una costante dell’urbanistica mediterranea, a partire dall’agorà greca e dal forum romano.<br></a><br>Maurice Aymard, Spazi"
frase[15] = "La fonte è là, nello spazio mediterraneo, la fonte profonda dell’alta cultura di cui mena vanto la nostra civiltà.<br></a><br>Georges Duby, L’eredità"
frase[16] = "Da circa un secolo il Mediterraneo offre a chi lo scruta, agli avamposti della speranza, un volto di violenza. Veemenza del sole che divora i colori, veemenza dei profumi del giardino di Adone, veemenza del vento e dell’uragano sulla pietra arida e i cespugli anneriti, in un paesaggio severo, grigio e bianco, che erge i suoi cippi nel silenzio e nella solitudine sulle rive di un mare cupo e parsimonioso, maestro di miseria.<br></a><br>Georges Duby, L’eredità"
frase[17] = "Accedendo al Mediterraneo, scegliamo innanzitutto un punto di partenza: riva o scena, porto o evento, navigazione o racconto. Poi diventa meno importante da dove siamo partiti e più fin dove siamo giunti: quel che si è visto e come. Talvolta tutti i mari sembrano uno solo, specie quando la traversata è lunga; talvolta ognuno di essi è un altro mare.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, MEDITERRANEO UN NUOVO BREVIARIO"
frase[18] = "Il Mediterraneo non è solo geografia. I suoi confini non sono definiti né nello spazio né nel tempo. Non sappiamo come fare a determinarli e in che modo: sono irriducibili alla sovranità o alla storia, non sono né statali né nazionali: somigliano al cerchio di gesso che continua ad essere descritto e cancellato, che le onde e i venti, le imprese e le ispirazioni allargano o restringono.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, MEDITERRANEO UN NUOVO BREVIARIO"
frase[19] = "[...] l'Atlantico o il Pacifico sono i mari delle distanze, il Mediterraneo è il mare della vicinanza, l'Adriatico è il mare dell'intimità.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, MEDITERRANEO UN NUOVO BREVIARIO"
frase[20] = "Nei giorni in cui il mare è particolarmente trasparente e la sua profondità è più visibile, si scorgono qua e là i contorni di insoliti oggetti, relitti, costruzioni: è facile prendere subito per buona l'impressione di aver scoperto sul fondo una galea affondata con un ricco carico, un palazzo d'altri tempi, i resti di una città antica. I contorni ondeggianti possono evocare la memoria umana, i relitti e le carcasse la storia, le rovine affondate il destino. Il Mediterraneo è un collezionista appassionato.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, MEDITERRANEO UN NUOVO BREVIARIO"
frase[21] = "Ci sono molte ragioni per soffermarsi nelle piccole officine dei battellieri, dei calafati, dei funai, dei fabbricanti di reti e degli spugnai, per ricordarci delle opere e dei giorni, dei riti e delle usanze senza i quali non è possibile conoscere il Mediterraneo: per come è stato e per come è.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, MEDITERRANEO UN NUOVO BREVIARIO"
frase[22] = "La riva, il porto, il molo e il ponte della nave, la piazza cittadina e il mercato, la pescheria, lo spazio vicino alla fontana o al faro, accanto alla chiesa o al monastero, il cimitero e il mare stesso diventano dunque di tanto in tanto palcoscenici aperti. Sui quali vengono giocati ruoli diversi, insignificanti e fatali, sui quali si svolgono rituali quotidiani ed eterni. Di simili scene e avvenimenti sono pieni i secoli: il passato e il presente del Mediterraneo, la storia del teatro mediterraneo.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, MEDITERRANEO UN NUOVO BREVIARIO"
frase[23] = "I fiumi mediterranei fanno il loro ingresso in mare in modi diversi: ce ne sono di quelli che entrano solennemente, come fossero soddisfatti per aver condotto a termine il loro lavoro, altri sembrano quasi colti di sorpresa e vi si gettano in modo più o meno indeterminato e informe: alcuni di essi appaiono orgogliosi e risoluti, altri timorosi e rassegnati; certi sembrano restii a mescolare le loro acque con quelle altrui, altri sembrano invece voler partecipare all’azione del mare o stabilire con esso una specie di patto.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, MEDITERRANEO UN NUOVO BREVIARIO"
frase[24] = "E così in ogni punto evidente, da scena a scena, da un avvenimento all’altro, comincia il racconto del mare e della costa, delle isole e della solitudine, del corpo e della prigione, dei venti e dei fiumi, delle foci, di noi stessi: eterni rituali della partenza e del commiato, dramma del distacco e del ritorno, enfasi e parodia, palingenesi e palinsesto, movimenti circolari e tentativi di romperli e uscirne fuori.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, MEDITERRANEO UN NUOVO BREVIARIO"
frase[25] = "È possibile – indipendentemente dal luogo di nascita o di residenza – diventare mediterranei. La mediterraneità non si eredita, ma si consegue. È una decisione, non un vantaggio. […] Non c’entrano solo la storia o la tradizione, il passato o la geografia, la memoria o la fede: il Mediterraneo è anche destino.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, MEDITERRANEO UN NUOVO BREVIARIO"
frase[26] = "Il mare non lo scopriamo da soli e non lo guardiamo solo con i nostri occhi. Lo vediamo anche come lo hanno guardato gli altri, nelle immagini e nei racconti che ci hanno lasciato: veniamo a conoscerlo e lo riconosciamo al tempo stesso.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, MEDITERRANEO UN NUOVO BREVIARIO"
frase[27] = "Il Mediterraneo riceve diversi nomi, a seconda delle terre fino a cui arriva.<br></a><br>Mercatore, Atlantide"
frase[28] = "Nella Bibbia si trovano più nomi: Mare Grande, Mare che sta dietro, Mare dei Filistei. Nell'Iliade vengono menzionati solo due mari: il Tracio e l'Icaro. Nell'Odissea poi non troviamo nessun nome particolare: tutto è mare.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, IL MEDITERRANEO E L'EUROPA"
frase[29] = "In origine l'aggettivo mediterraneus non doveva essere corretto. Il grammatico dell'epoca aurea Festus consigliava di sostituirlo con mediterreus, ma sono raccomandazioni che evidentemente ascoltano pochi quando alcune parole cominciano ad avere largo uso: cioè all'epoca in cui Roma diventa una grande potenza marinara. L'aggettivo meditellus (nato da tellus, probabilmente correlato al greco mesogaios: tra le terre) suonava già come un arcaismo.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, IL MEDITERRANEO E L'EUROPA"
frase[30] = "Il Mare Grande (Mare magnum) è quello che a occidente viene dall'oceano, rivolto a meridione e raggiunge il settentrione. Viene chiamato Grande perché in confronto ad esso gli altri mari sono piccoli. Questo è il Mediterraneo, poiché bagna la terra circostante (mediam terram) fino a oriente, dividendo l'Europa, l'Africa, l'Asia.<br></a><br>Isidoro di Siviglia, De mediterraneo mari"
frase[31] = "A noi che siamo nati e nutriti sulle rive del Mediterraneo, l'acqua di un calice ricorda il mare.<br></a><br>Sant'Agostino, epis. VII"
frase[32] = "Ibn Khaldum testimonia il timore che il Mare Bianco ispirava ai suoi compatrioti arabi: al-bahr-al-abyad, è così che essi designavano tutto il Mediterraneo. Lo chiamavano anche Mare di Rumelia (al bahr-al-rum, vale a dire bizantino-romano). I Turchi mutuarono da loro questo nome, pure quello di Mare Bianco: alk-deniz.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, MEDITERRANEO UN NUOVO BREVIARIO"
frase[33] = "[...] gli Egiziani chiamavano il Mediterraneo “il molto verde” (ouadj-our). Forse perché lo trovavano più verde del delta del Nilo, “al di là dei canestri” (haou-nebout) che rappresentavano le foci del grande fiume?<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, IL MEDITERRANEO E L'EUROPA"
frase[34] = "Il Mediterraneo ha affrontato la modernità in ritardo. Non ha conosciuto il laicismo su tutte le sue sponde. Ciascuna delle coste conosce le proprie contraddizioni, che non cessano di riflettersi sul resto del bacino e su altri spazi, talvolta lontani.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, IL MEDITERRANEO E L'EUROPA"
frase[35] = "L'immagine che offre il Mediterraneo non è affatto rassicurante. Il versante settentrionale presenta un ritardo rispetto al Nord Europa, e altrettanto la sponda meridionale nei confronti di quella europea. Tanto il Nord che il Sud, l'insieme del bacino si lega con difficoltà al continente.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, IL MEDITERRANEO E L'EUROPA"
frase[36] = "Ai nostri giorni le rive del Mediterraneo non hanno forse in comune che la loro insoddisfazione. Il mare. Il mare assomiglia sempre più ad una frontiera che si estende da Levante a Ponente per separare l'Europa dall'Africa e dall'Asia.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, IL MEDITERRANEO E L'EUROPA"
frase[37] = "Le decisioni relative alle sorti del Mediterraneo sono prese, molto spesso al di fuori di esso o senza di esso: e questo ingenera frustrazioni e fantasmi.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, IL MEDITERRANEO E L'EUROPA"
frase[38] = "In nessun luogo, la potenza della parola, consapevolmente disciplinata e indirizzata, è stata sviluppata con altrettanta pienezza e utilità: la parola ordinata nella logica, impiegata per scoprire verità astratte, che costruiscono l'universo geometrico oppure quello dei rapporti che consentono la giustizia; o ancora signora del foro, mezzo politico essenziale, normale strumento per conquistare o conservare il potere.<br></a><br>Paul Valéry, Pléiade"
frase[39] = "Nulla rivela il destino del Mediterraneo meglio delle sue isole. Esse ci sono generalmente più vicine d'estate. D'inverno molti di noi ne prendono le distanze. Tuttavia ve ne sono molte che non si lasciano dimenticare in nessuna stagione. Alcune restano sempre dove sono; altre paiono dissimularsi o scomparire per poi emergere di nuovo nello stesso posto, o fare la loro apparizione altrove.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, IL MEDITERRANEO E L'EUROPA"
frase[40] = "L'Europa stessa non è forse soltanto una penisola dell'Asia, come pretendeva l'illustre mediterraneo Paul Valéry? Lo è già stata e forse potrebbe tornare ad esserlo. <br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, IL MEDITERRANEO E L'EUROPA"
frase[41] = "Navigando lungo le antiche carte nautiche o a bordo dei vecchi portolani mi sono spesso chiesto perché tante isole avevano cambiato nome, come se volessero liberarsi di una parte del loro passato, di se stesse. Non si tratta certo di false apparenze. Chi dà il nome alle isole, le isole stesse o il continente vicino? Quelli che vi abitano o quelli che decidono della loro sorte?<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, IL MEDITERRANEO E L'EUROPA"
frase[42] = "Dopo la scoperta delle distese oceaniche e degli immensi spazi del Nuovo Mondo, alcuni hanno voluto vedere nel Mediterraneo un semplice golfo e nell'Europa una penisola dell'Asia.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, IL MEDITERRANEO E L'EUROPA"
frase[43] = "L'Adiratico è forse la più coerente delle regioni marine: per analogia, esso ci pone gli stessi problemi sollevati dallo studio dell'intero Mediterraneo....Più lungo che largo, esso si presenta come una rotta Nord-Sud.<br></a><br>Fernand Braudel, Civiltà e imperi del Mediterraneo nell'età di Filippo II"
frase[44] = "Il Mare Adriatico si chiamava anche Superiore Mare Superum. Il Mar Tirreno era detto Inferiore Mare Inferum, come un tempo si chiamò anche lo Ionio. Queste denominazioni non dipendono soltanto dalla geografia. [...] Non sappiamo che idea possano aver avuto di questo mare quelli che vi approdarono per primi. Però è certo che greci e romani, i loro predecessori e i loro successori, lo ammiravano.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, IL MEDITERRANEO E L'EUROPA"
frase[45] = "Le vie terrestri e le rotte marine, insieme, hanno costruito il Mediterraneo, e anche l'Adriatico.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, IL MEDITERRANEO E L'EUROPA"
frase[46] = "Il quadro linguistico non è meno complesso di quello etnico. Dal Golfo di Trieste a quello di Taranto esistono tanti idiomi, vicini eppure diversi: coloro che se ne servono hanno accettato, non senza fatica, una lingua comune.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, IL MEDITERRANEO E L'EUROPA"
frase[47] = "La città si presenta differente a chi viene da terra e a chi viene da mare... Non si deve mai confondere la città con il discorso che la descrive. Eppure tra l'una e l'altro c'è un rapporto.<br></a><br>Italo Calvino, Le città invisibili"
frase[48] = "Venezia non potrebbe essere paragonata che a se stessa.<br></a><br>Wolfgang Goethe, Viaggio in Italia"
frase[49] = "Nei giardini di Venezia sono fiorite, o hanno languito, le passioni dei tempi passati. [...] azalee, aspidistre, iris e ireos, rose greche, glicini d'America e aucube giapponesi, un arbusto nano proveniente dalla Cina e di cui non so pronunciare il nome, edera inglese, rose tee, quelle che i principi russi innamorati compravano in questa città con gli ultimi zecchini. C'è una miglior prova di cosmopolitismo in tutto il Mediterraneo?<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, IL MEDITERRANEO E L'EUROPA"
frase[50] = "Si scorge infine Drac, come la chiamano i vicini slavi, Dyrrakion in greco, Durrachium in latino, Durres e Duresi in albanese, Durazzo in dialetto veneziano e in lingua italiana: come se ogni popolo e tutte le epoche avessero voluto marchiarne il nome con la loro impronta. Catullo l'ha chiamata Hadriae Taberna.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, IL MEDITERRANEO E L'EUROPA"
frase[51] = "Molte città vicine alla costa, come Mostar sulla Neretva, dove crescono allo stesso tempo il fico, il mandorlo e il melograno e sopra le quali volano i gabbiani, sono state devastate nel corso di quest'ultima guerra. Non ne parlerò.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, IL MEDITERRANEO E L'EUROPA"
frase[52] = "Quanto alla cultura religiosa, le esperienze della laicità sono scarse nella maggior parte dei paesi del nostro continente, quasi in tutto il Mediterraneo, in buona parte dell'Europa orientale o centrale: una laicità che non riguarda soltanto il nostro atteggiamento nei confronti di una religione che non è stata adattata alla nostra epoca; la mancanza di una presa di posizione laica rispetto a una concezione religiosa della nazione o a un'ideologia divenuta religione.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, IL MEDITERRANEO E L'EUROPA"
frase[53] = "Ciascuna delle componenti di questa parte dell'Europa sembra in questo momento troppo concentrata su se stessa, sulla sua riorganizzazione o sulla sua sopravvivenza. Il destino di ognuna dipende in primo luogo dall'Europa stessa, dalle relazioni al suo interno tra Occidente e Est, tra Nord e Sud, tra il continente e il Mediterraneo.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, IL MEDITERRANEO E L'EUROPA"
frase[54] = "Fino a questi scogli giungevano raramente i pescatori e i marinai, e assieme a loro i gabbiani. Le isole Pelagie, a sud di Malta e a est del canale di Sicilia, sono omonime. Quasi tutte le isole del Mediterraneo sono parenti.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, GOLFO DI VENEZIA"
frase[55] = "Trieste scompare dopo sei chilometri di salita e subito finiscono le ombre crude. Mediterraneo addio, già si sente il fresco continentale, nebbioline danubiane si acquattano nelle doline con largo anticipo sullo spartiacque. Puntiamo a oriente, verso il sole che nasce. Verso le terre dove i treni rallentano, gli spazi si allungano, il tempo e la memoria sono diversi.<br></a><br>Paolo Rumiz. E’ Oriente"
frase[56] = "C’è una linea d’ombra in Europa. Non è ovest e nemmeno est. Sta al centro, taglia la Mitteleuropa e il suo groviglio di etnie. Corre dal Baltico ai Balcani e segna i luoghi dove i due totalitarismi del ventesimo secolo si sono affrontati nel modo più infame.<br></a><br>Paolo Rumiz. E’ Oriente"
frase[57] = "Il Mediterraneo è dietro l’angolo, ma il cameriere parla ungherese e il paesaggio è già bielorusso, quasi mongolico. A Logatec, sul vecchio limes romano le foreste si fanno più fitte, gli abeti rimpiazzano le querce, aumenta la neve tra gli alberi. Piccole stazioni, casette forestali, dirupi.<br></a><br>Paolo Rumiz. E’ Oriente"
frase[58] = "Niente annuncia Istambul, la Tracia è un deserto di pietre e vento. Quel deserto, che protegge Bisanzio da terra. è anche la metafora del muro di Lepanto che ancora ci divide dalla Turchia. E’ un muro che si fa più alto e spesso, nonostante le buone intenzioni di Ankara e Bruxelles.<br></a><br>Paolo Rumiz. E’ Oriente"
frase[59] = "Una volta a Istambul c’erano greci, armeni, ebrei, una borghesia commerciale che faceva rete con al Mitteleuropa e rendeva tutto più vicino. Le pulizie etniche del ventesimo secolo hanno rotto questo equilibrio. E Istambul, città europea, oggi diventa più asiatica, subisce un pauroso inurbamento delle montagne anatoliche.<br></a><br>Paolo Rumiz. E’ Oriente"
frase[60] = "Oggi noi occidentali sappiamo di Istambul, Odessa o Sofia infinitamente meno di cent’anni fa, quando nessuno parlava pomposamente di Europa e di allargamenti a Levante.<br></a><br>Paolo Rumiz. E’ Oriente"
frase[61] = "Alla stazione di Uskudar arrivano armeni, turkestani, kirghisi, curdi, azeri. Tre quarti delle lingue che incontri sono estranee al turco di Istambul. Uskudar è la sintesi di un paese che in meno di un secolo ha dovuto diventare nazione unitaria dalle ceneri di un impero, e che forse solo oggi comincia a riflettere sulle straordinarie diversità.<br></a><br>Paolo Rumiz. E’ Oriente"
frase[62] = "Noi rom non abbiamo fatto una guerra da quando abbiamo lasciato l’India mille anni fa. Non conosciamo l’odio. Ma è proprio per questo che la società ci rifiuta. Oggi, chi non si schiera è perduto. Non interessiamo neanche i giornali, siamo troppo complicati. La gente ha bisogno di storie semplici. In bianco e nero.<br></a><br>Paolo Rumiz. E’ Oriente"
frase[63] = "Scrive il rumeno Emile Cioran: in noi c’è “il gusto della devastazione, del disordine interno, di un universo simile a un bordello in fiamme”. Senza contare “quella prospettiva sardonica sui cataclismi avvenuti o imminenti, quell’asprezza, quel far niente da insonne o da assassino.”<br></a><br>Paolo Rumiz. E’ Oriente"
frase[64] = "Tre estati prima fu proprio quel ponte a Mostar a dirmi che stava arrivando la guerra. Era sera, la brezza mediterranea entrava nella gola. Il fiume era gonfio, la settimana prima era piovuto, i ragazzini si tuffavano e poi si arrampicavano per un sentiero. Già si sparava in Croazia, ma la Bosnia emanava una pace infinita.<br></a><br>Paolo Rumiz. E’ Oriente"
frase[65] = "Da cinquant’anni l’Adriatico è stato rimosso dall’immaginario degli italiani, non è più sentito come “mare nostrum” ma come mare degli altri.<br></a><br>Paolo Rumiz. E’ Oriente"
frase[66] = "Con la brezza del mattino nevicano fiori di acacia e di castagno, e il campanile bizantino di Pomposa dice che da qui in poi l’Oriente mi seguirà passo passo, fino ad Otranto.[…] E poi il silenzio di Comacchio , con la circumnavigazione delle sue acque fertili, misteriose ovaie di un Adriatico che fa da grembo al Mediterraneo intero.<br></a><br>Paolo Rumiz. E’ Oriente"
frase[67] = "Sergio Anselmi si passa una mano tra i capelli candidi, fiuta l’orizzonte come un vecchio lupo. “L’Adriatico? Mai stato in pace. E’ un miracolo che sopravviva alle tensioni che lo circondano. Turchi, bizantini, veneziani, slavi, inglesi, francesi, austriaci; mancava solo la Nato. Tutti a farsi la guerra qui. E’ un mare inquieto: la pirateria è finita nel 1830. E fino a ieri le Tremiti erano una Tortuga.”<br></a><br>Paolo Rumiz. E’ Oriente"
frase[68] = "Dove dormiva Federico di Hohenstaufen? Poi si capisce: non stava dentro il castello, ma fuori. Era un re nomade e dagli arabi aveva imparato a vivere in tenda. L’ottagono non fu che la reception di un enorme accampamento, la base – una delle tante – di una capitale mobile. Ospitò, forse, l’ultimo capo di stato italiano capace di entrare “dentro” il territorio.<br></a><br>Paolo Rumiz. E’ Oriente"
frase[69] = "Davanti a una granita, Franco Cassano mi spara una domanda secca come una fucilata. “Come può un’alleanza che si chiama atlantica risolvere un problema tutto mediterraneo?”<br></a><br>Paolo Rumiz. E’ Oriente"
frase[70] = "Ti chiedi: in questo fondare la sicurezza solo su un mare altrui non c’è una rinuncia al “mare nostrum” e quindi alla nostra identità? Possiamo accettare che il Mediterraneo si allarghi solo perché l’Atlantico si restringa? E questo nostro baricentro che si sposta a occidente non rischia di riattivare lo scontro di civiltà trasformando le terre e il mare di mezzo in una linea di frattura assai più implacabile della Cortina di ferro?<br></a><br>Paolo Rumiz. E’ Oriente"
frase[71] = "Ti avvicini al finis Terrae,  e ti appare sempre più chiaro che è proprio quell’Oriente a dare il senso più pieno alla peninsularità italiana. Forse tutto è molto più semplice: l’Adriatico è il luogo dove “l’altro” è più vicino.<br></a><br>Paolo Rumiz. E’ Oriente"
frase[72] = "In tutte le zone montuose del Mediterraneo, in Italia, in Spagna, in Provenza, in Grecia, si ritrova facilmente ancora oggi tutta una serie di feste in cui si mescolano credenze cristiane e sopravvivenze pagane.<br></a><br>FERNAND BRAUDEL, IL MEDITERRANEO"
frase[73] = "Oltre al folclore però, anche il paesaggio è un testimone – e che testimone! – di tali modi di vita arcaici. È un paesaggio fragile, interamente creato dalla mano dell’uomo: colture a terrazza, muretti che devono essere ricostruiti continuamente, pietre che devono essere portate su a dorso d’asino o di mulo prima di poter essere sistemate e consolidate, terra che bisogna trasportare in alto a panieri per accumularla alle spalle di bastioni.<br></a><br>FERNAND BRAUDEL, IL MEDITERRANEO"
frase[74] = "Il Mediterraneo è un antico crocevia. Da millenni tutto è confluito verso questo mare, scompigliando e arricchendo la sua storia.<br></a><br>FERNAND BRAUDEL, IL MEDITERRANEO"
frase[75] = "Le immagini del mare e tutto ciò che si trova lungo la sua distesa, i suoi stati, i riflessi del cielo, del sole e delle nuvole su di esso, il colore che assume il fondo degli abissi e i luoghi dove invece l’acqua è bassa, la pietra, la sabbia e le alghe sul fondo, i punti scuri e trasparenti lungo la costa o lontano da essa, i passaggi intermedi, il mare del mattino e quello della sera, quello diurno e quello notturno, quotidiano ed eterno.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, MEDITERRANEO UN NUOVO BREVIARIO"
frase[76] = "[…], ognuno ha la sensazione – così almeno stanno le cose sul Mediterraneo – di aver qualcosa da dire del mare e del suo aspetto e che si tratti di una cosa effettivamente importante.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, MEDITERRANEO UN NUOVO BREVIARIO"
frase[77] = "La navigazione di crociera comincia più volte e più volte si avvicina alla fine, mai del tutto […]. Prima ci muoviamo su piccole barche, lungo la riva, sotto la sorveglianza di coloro che ne sanno di più in fatto di mare, cui ubbidiamo o che imitiamo. Poi si prosegue, a remi, a vela e chissà ancora come, e poi ancora più avanti, talvolta correndo rischi più o meno grandi.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, MEDITERRANEO UN NUOVO BREVIARIO"
frase[78] = "E infine, di solito per suggerimento di qualcuno, iniziamo una vera navigazione, con una nave che si trova in porto per caso o con quella che abbiamo atteso a lungo, con l’equipaggiamento che ci è toccato o che ci siamo procurati da soli. Anche i più grandi naviganti sono partiti così. Gli uni partono per sempre, gli altri tornano.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, MEDITERRANEO UN NUOVO BREVIARIO"
frase[79] = "Si distinguono le navigazioni dopo le quali ci guardiamo attorno in modo diverso, quelle dopo le quali guardiamo e vediamo in maniera diversa persino il nostro stesso passato, le navigazioni che danno l’inizio o concludono il racconto del Mediterraneo.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, MEDITERRANEO UN NUOVO BREVIARIO"
frase[80] = "Le carte del passato hanno perduto la precisione e l’affidabilità, i loro colori sono sbiaditi e svaporati: un po’ come avviene per il ricordo e la memoria. Sulle loro superfici cerchiamo i mari che continuano ad essere sempre simili a quello che sono stati e altri che sono diventati diversi. Proseguiamo le navigazioni cominciate tanto tempo fa o ne iniziamo da soli delle nuove.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, MEDITERRANEO UN NUOVO BREVIARIO"
frase[81] = "Seguiamo coste che sono ben note o scopriamo quelle che non lo sono. Tutte le questioni del mare e della terra tornano a porsi sulle carte: le forme dell’uno e dell’altra, le loro reciproche relazioni, il modo di evidenziarle e di rappresentarle. Una carta riassume numerose conoscenze ed esperienze: lo spazio e la concezione spaziale, il mondo e la visione del mondo.<br></a><br>PREDRAG MATVEJEVIC, MEDITERRANEO UN NUOVO BREVIARIO"
frase[82] = "Per Camus il Mediterraneo lo hanno inventato i Greci. Sono stati loro a concepire un pensiero che potesse rendere possibile un modo umano che conviva con la presenza degli dei , ma senza confondere umano e divino.<br></a><br>Silvio Perrella, introduzione a L’Estate e altri saggi solari di Albert Camus"
frase[83] = "Il Mediterraneo è innanzitutto la ricerca della misura. Il rapporto tra l’elemento acqueo, sempre mutante, e quello terrestre diventa l’immagine di un mondo che si dà limiti naturali, dove l’orizzonte non è mai così sterminato da non poter essere percorso dal suono di una voce senza trovare presto un orecchio che l’ascolti.<br></a><br>Silvio Perrella,introduzione a L’Estate e altri saggi solari di Albert Camus"
frase[84] = "Grande mare, sempre solcato,sempre vergine, mia religione insieme alla morte!<br></a><br>Albert Camus, L’estate e altri saggi solari"
frase[85] = "Non rimanevo mai più di un giorno a Tipasa. Viene sempre un momento in cui si è visto troppo un paesaggio, così come è necessario molto tempo prima di averlo visto abbastanza. Le montagne, il cielo, il mare sono come volti in cui si scopre l’aridità o lo splendore a forza di guardare invece di vedere. Ma ogni volto, per essere eloquente, deve subire un certo rinnovamento.<br></a><br>Albert Camus, Nozze"
frase[86] = "Sono spesso segreti gli amori che si spartiscono con una città. Città come Parigi, Praga, e anche Firenze sono chiuse in se stesse e limitano così il proprio mondo. Ma Algeri, e con lei certi luoghi privilegiati come le città sul mare, si apre verso il cielo come una bocca o una ferita.<br></a><br>Albert Camus, L’estate ad Algeri"
frase[87] = "A Algeri si può amare quello di cui tutto vivono: il mare ad ogni angolo di strada, un certo peso del sole, la bellezza della razza. E, come sempre, in questa impudicizia e in questa offerta si ritrova il profumo più segreto. A Parigi, si può avere la nostalgia di spazio e di battiti d’ali. Qui, almeno, l’uomo è appagato, e sicuro dei suoi desideri, può misurare le proprie ricchezze.<br></a><br>Albert Camus, L’estate ad Algeri"
frase[88] = "A forza d’indifferenza e d’insensibilità, capita che un viso raggiunga la grandezza minerale di un paesaggio. Come certi contadini spagnoli arrivano ad assomigliare agli olivi delle loro terre, così i visi di Giotto, spogliati delle ombre derisorie in cui si manifesta l’anima, finiscono per congiungersi alla stessa Toscana […]<br></a><br>Albert Camus, Il deserto"
frase[89] = "Non ci sono più deserti. Non ci sono più isole. Però se ne sente il bisogno. Per capire il mondo, bisogna a volte distrarsi; per servire meglio gli uomini, tenerli un momento a distanza. Ma dove trovare la solitudine necessaria alla forza, il respiro lungo in cui lo spirito si raccoglie e si misura il coraggio? Rimangono le grandi città. Però ci vogliono ancora certe condizioni.<br></a><br>Albert Camus, L’estate"
frase[90] = "Costretti a vivere di fronte a un paesaggio ammirevole, gli Oranesi hanno superato questa temibile prova coprendosi di costruzioni bruttissime. Ci si aspetta una città aperta sul mare, lavata, rinfrescata dalla brezza serale. E, a parte il quartiere spagnolo, si trova una città che volta le spalle al mare, costruita girando su se stessa, come una chiocciola.<br></a><br>Albert Camus, L’estate"
frase[91] = "Sembra che gli oranesi siano come quell’amico di Flaumbert che, in punto di morte, gettando un ultimo sguardo su questa terra insostituibile, gridava “Chiudete la finestra, è troppo bello.” Essi han chiuso la finestra, si sono murati, hanno esorcizzatoli paesaggio.<br></a><br>Albert Camus, L’estate"
frase[92] = "Per il pittoresco, Algeri offre una città araba, Orano un villaggio negro e un quartiere spagnolo, Costantina un quartiere ebreo. Algeri ha un lungo collare di viali sul mare; bisogna passeggiarvi di notte. Orano ha pochi alberi, ma le più belle pietre del mondo. Costantina ha un ponte sospeso dove ci si fa la fotografia. Nei giorni di vento forte, il ponte è in bilico sopra le profonde gole del Rummel e si ha il senso del pericolo.<br></a><br>Albert Camus, L’estate"
frase[93] = "Il Mediterraneo ha la propria tragicità solare che non è quelle delle nebbie. Certe sere, sul mare,  ai piedi delle montagne cade la notte sulla curva perfetta duna piccola baia e allora sale dalle acque silenziose un angosciante senso di pienezza. In questi luoghi si può capire come i Greci abbiano sempre parlato delle disperazione solo attraverso la bellezza e quanto essa ha di opprimente.<br></a><br>Albert Camus, L’estate"
frase[94] = "“Solo la città moderna” osa scrivere Hegel, “offre allo spirito il terreno in cui può prendere coscienza di sé.”. Così noi viviamo l’epoca delle grandi città. Il mondo è stato deliberatamente amputato di ciò che ne costituisce la permanenza: la natura, il mare, la collina, la meditazione serale.<br></a><br>Albert Camus, L’estate"
frase[95] = "L’errore deriva dal fatto che si confonde Mediterraneo e latinità e che si colloca a Roma ciò che ha avuto inizio ad Atene.<br></a><br>Albert Camus. E’ possibile una nuova cultura mediterranea?"
frase[96] = "Esiste un mar Mediterraneo, un bacino che connette una decina di paesi. Gli uomini vocianti nei café-chantants di Spagna, quelli che vagano per il porto di Genova, sulle banchine di Marsiglia, la genìa curiosa e forte che vive nelle nostre coste, sono venuti fuori dalla stessa famiglia.<br></a><br>Albert Camus. E’ possibile una nuova cultura mediterranea?"
frase[97] = "Ogni volta che una dottrina ha incontrato il bacino mediterraneo, nello choc di idee che ne è derivato è sempre il Mediterraneo che è restato intatto, il paese che ha battuto la dottrina. Il cristianesimo era all'inizio una dottrina commovente, ma chiusa, prima di tutto giudaica, ostile alle concessioni, dura, esclusiva e ammirevole. Dal suo incontro con il Mediterraneo è nata una dottrina nuova: il cattolicesimo.<br></a><br>Albert Camus. E’ possibile una nuova cultura mediterranea?"
frase[98] = "All'insieme di aspirazioni sentimentali dell'inizio si è aggiunta una dottrina filosofica. Il monumento è stato perfezionato e abbellito - si è adattato all'uomo. Grazie al Mediterraneo, il cristianesimo è potuto entrare nel mondo per cominciare la strada miracolosa che sappiamo.<br></a><br>Albert Camus. E’ possibile una nuova cultura mediterranea?"
frase[99] = "Non il gusto del ragionamento e dell’astrazione rivendichiamo nel Mediterraneo, ma la sua vita  - i cortili, i cipressi, le corone di peperoncino – Eschilo non Euripide – gli Apolli dorici non le copie del Vaticano. E’ la Spagna, la sua forza e il suo pessimismo, e non le spacconate di Roma – i paesaggi annichiliti di sole e non le scene da teatro in cui un dittatore s’inebria della propria voce e soggioga le folle.<br></a><br>Albert Camus. E’ possibile una nuova cultura mediterranea?"
frase[100] = "Bacino internazionale attraversato da tutte le correnti, il Mediterraneo è forse di tutti i Paesi il solo che raggiunga le grandi idee d’Oriente. Poiché esso non è classico e ordinato, è diffuso e turbolento, come questi quartieri arabi o i porti di Genova e di Tunisia. Questo gusto trionfante della vita, questo senso d’annientamento e di noia, le piazze di Spagna deserte a mezzogiorno, la siesta, ecco il vero Mediterraneo ed è all’Oriente che s’avvicina. Non all’Occidente latino.<br></a><br>Albert Camus. E’ possibile una nuova cultura mediterranea?"
frase[101] = "L’Africa del nord è uno dei pochi paesi in cui l’Oriente e l’Occidente convivono. E in questo confluire non c’è differenza tra il modo di vivere di uno Spagnolo o di un Italiano delle banchine di Algeri, e degli Arabi che li circondano. Quanto c’è di più essenziale nel genio mediterraneo forse scaturisce da quest’incontro, unico nella storia e nella geografia, nato tra Oriente e Occidente (a questo proposito non si può che rinviare a Audisio).<br></a><br>Albert Camus. E’ possibile una nuova cultura mediterranea?"
frase[102] = "[…] le isole che, ad una ad una, ci vengono incontro lentamente sul mare: la Corsica, la Sardegna e, lontano, l’Elba e la Calabria. Cefalonia e Itaca quasi invisibili nel crepuscolo. Poi la costa greca, ma nella notte, la mano muscolosa del Pelopponeso diventa un continente cupo e misterioso, coperto di bucaneve, in cui brillano a grandi intervalli dei picchi nevosi. Qualche stella in cielo ancora chiaro, poi una mezzaluna, Atene.<br></a><br>Albert Camus, Saggi solari"
frase[103] = "Solo una mente ottenebrata può pensare il deserto come un non-ancora dello sviluppo, qualcosa da riempire, turisticizzare e normalizzare. Questa radice, questi luoghi che oppongono una resistenza alla tecnicizzazione sono ancora più preziosi per il pensiero meridiano. Nella sua ottica rovesciata infatti non solo le patologie meridionali non nascono da un deficit di modernità, ma sono il sintomo di un’infezione che nasce nel centro del sistema, le spie della ferocia nuova e unidimensionale del “turbocapitalismo”.<br></a><br>Franco Cassano, Il pensiero meridiano"
frase[104] = "Pensiero meridiano è quel pensiero che si inizia a sentir dentro laddove inizia il mare, quando la riva interrompe gli integrismi della terra (in primis quello dell’economia e dello sviluppo), quando si scopre che il confine non è un luogo dove il mondo finisce, ma quello dove i diversi si toccano e la partita del rapporto con l’altro diventa difficile e vera. Il pensiero meridiano infatti è nato proprio nel Mediterraneo, sulle coste della Grecia, con l’apertura della cultura greca ai discorsi in contrasto, ai dissoì logoi.<br></a><br>Franco Cassano, Il pensiero meridiano"
frase[105] = "Il mare è in primo luogo di meditazione, una voce impersonale mette, forse solo per un’assonanza tutta italiana tra mare e are, tutti i verbi all’infinito, un cielo raddoppiato e diventato terrestre, una parete sfondata, un confine libero, un orizzonte che richiama proprio perché sfugge. […] Non siamo più gli ostaggi di un paesaggio, di un campanile che ci orienta, ci soffoca e ci trattiene come una catena; il mare opera uno sfondamento che apre la mente all’idea di partenza.[…]<br></a><br>Franco Cassano, Il pensiero meridiano"
frase[106] = "Il mare greco è ovviamente il Mediterraneo, ma ancor prima è l’Egeo, un mare che presenta al proprio interno con singolare intensità quelle caratteristiche che, più in grande, sono proprie del Mediterraneo. […] Sin dall’inizio quindi la Grecia sta sul confine e lo interiorizza, è luogo di incontro e di scontro, in cui la guerra, il commercio, il viaggio e l’esplorazione si alternano, si accavallano fino a diventare indistinguibili.<br></a><br>Franco Cassano, Il pensiero meridiano"
frase[107] = "Le distanze marine dell’Egeo e del Mediterraneo aprono alla possibilità di un rapporto, di un contatto, anche se esso può essere feroce e terribile. Questo mare è soprattutto (ma la lingua greca conosce tre nomi per il mare) pontos, braccio di mare, ponte che congiunge e distacca da un Altro che rimane a distanza, su un’altra riva.<br></a><br>Franco Cassano, Il pensiero meridiano"
frase[108] = "Atene, è stato detto, è “una città a due anime”. E’ questa difficoltà dell’unità, questo continuo dover ricominciare della sapienza a spingere Derrida (sulla scia di Heidegger, “la filosofia, nella sua essenza è greca”) all’affermazione che “i concetti fondatori della filosofia sono prima di tutto greci e non sarebbe possibile filosofare o pronunciare la filosofia fuori del loro elemento”. E’ sul mare greco che è iniziata l’avventura del logos […].<br></a><br>Franco Cassano, Il pensiero meridiano"
frase[109] = "L’Europa è una specie di capo del vecchio continente, un appendice occidentale dell’Asia. […] Le condizioni peculiari del Mediterraneo (misure ridotte, mitezza del clima, facilità di navigazione) ne hanno fatto un luogo di incrocio e di concorrenza tra i popoli. L’ambiente naturale stimola hegelianamente lo spirito che diventa per uno straordinario contrappasso sempre più indipendentemente dall’ambiente naturale.<br></a><br>Paul Valéry, Sguardi sul mondo attuale"
frase[110] = "Lo spirito della costa e del confine, il Mediterraneo, sono semplici momenti di transizione verso la dismisura che il mare porta con sé.<br></a><br>Franco Cassano. Il pensiero meridiano"
frase[111] = "Costruite le vostre città sul Vesuvio, spedite le vostre navi su mari inesplorati!<br></a><br>Friedrich Nietzsche, La gaia scienza"
frase[112] = "Non mi costruirei una casa (ed è proprio parte della mia gioia non possedere una casa). Ma se dovessi averla, la costruirei, come certi romani, fin dentro al mare: vorrei avere in comune con questo bel mostro qualche segreto.<br></a><br>Friedrich Nietzsche, La gaia scienza"
frase[113] = "L’Iliade è orientata verso est, rispetto alla Grecia, l’Odissea verso ovest.<br></a><br>Moses Finley, Il mondo di Odisseo"
frase[114] = "Si appartiene sempre ad una costa piuttosto che ad un'altra, ma una costa è sempre anche confine. E il confine è il luogo dove due differenze si toccano, esperiscono ognuna tramite l’altra, la propria limitatezza. Lungi dall’essere un luogo di minore densità teorica le periferie che si incontrano-scontrano sono il luogo dove mostrandosi il non-essere della verità si crea lo spazio per un vero pensiero.<br></a><br>Franco Cassano, Il pensiero meridiano"
frase[115] = "Virtute e conoscenza sono un po’ in ribasso tra di noi. Noi mediterranei discendenti da Ulisse siamo in realtà, come lui, navigatori di piccolo cabotaggio: dieci anni per arrivare a Itaca!<br></a><br>Raffaele La Capria, L’occhio di Napoli"
frase[116] = "L’obiezione per cui il Mediterraneo sarebbe ormai un fossile prezioso del passato, superato dallo sviluppo dei mezzi di comunicazione e di trasporto che annullano le distanze, è l’ennesimo esempio di una risibile eppur resistente superstizione tecnologica, quella che riduce ogni distanza al suo dato chilometrico.<br></a><br>Franco Cassano, Il pensiero meridiano"
frase[117] = "Dall’altra parte del mare non c’è solo ciò che non è ancora sviluppo ma altre chiese, altre lingue che rifiutano la traduzione. Di qui una sfida antica e grande per l’uomo mediterraneo, quella di costruire collegamenti e contatti, di costruire ponti, di rendere pontos quel mare alto e difficile.<br></a><br>Franco Cassano, Il pensiero meridiano"
frase[118] = "Il confine è sacro perché custodisce il rapporto tra identità e differenza.<br></a><br>Franco Cassano, Il pensiero meridiano"
frase[119] = "Il luogo nel quale è (ed è stato) possibile dire nel modo più puro un sì al mondo è il Mediterraneo. E’ qui che si conserva il segreto della Misura, di quell’accordo tra uomo e natura che si raccoglie nei miti e negli dèi  greci, nell’architettura della tragedia classica.<br></a><br>Franco Cassano, Il pensiero meridiano"
frase[120] = "Per la verità Hegel in un famoso brano delle Lezioni sulla filosofia della storia ha fatto un grande riconoscimento al Mediterraneo, “punto centrale” e “asse della storia del mondo”,  “ombelico della terra”, dove si trova la Grecia “il punto più luminoso della storia”. Il Mediterraneo non essendo un oceano “che conduce verso l’incerto, verso ciò con cui l’uomo non ha che un rapporto negativo […] addirittura invita l’uomo ad entrare in relazione con esso”.<br></a><br>Franco Cassano, Il pensiero meridiano"
frase[121] = "Ma questo centro straordinario è destinato ad essere superato dal corso della storia che è proiettato verso Occidente, quell’Occidente che si chiama Europa. Il Mediterraneo, pur avendo lasciato nelle due parole Oriente e Occidente l’impronta del proprio etnocentrismo, non può arrestare la storia del mondo che “va da Oriente a Occidente” e lo condanna ad essere semplice preludio del tramonto.<br></a><br>Franco Cassano. Il pensiero meridiano"
frase[122] = "L’Europa è infatti assolutamente la fine della storia del mondo, così come l’Asia ne è il principio.<br></a><br>Friedrich Hegel, Lezioni di filosofia della storia "
frase[123] = "Beninteso, non si tratta di disprezzare nulla, né di esaltare una civiltà  contro un’altra , ma semplicemente di dire  che esiste un pensiero cui il mondo di oggi non potrà più a lungo rinunziare.<br></a><br>Albert Camus, L’uomo in rivolta"
frase[124] = "Ma i monti severi dell’Abruzzo sono lontani dall’Algeria di Camus, non hanno mai permesso al corpo di rilassarsi nei brividi di una felicità tra il sole e il mare, ricordano di più l’ascesi dei deserti, sono i monti di eremiti che resistono.<br></a><br>Franco Cassano, Il pensiero meridiano"
frase[125] = "Il nome “mediterraneo” ha scritto Pierre Deffontaines, si dovrebbe sempre impiegare al plurale, perché esso si compone di un complesso di mari separati, di bacini circoscritti, che si susseguono da oriente a occidente “come grani di un rosario”.<br></a><br>Franco Farinelli, Geografia"
frase[126] = "[…] un mediterraneo è nient’altro che una grande ingolfatura oceanica individuata da un profilo al cui interno la terraferma prevale decisamente sull’elemento liquido, e di tali golfi ve ne sono parecchi: ecco perché davvero non bisognerebbe mai al riguardo adoperare il singolare.<br></a><br>Franco Farinelli, Geografia"
frase[127] = "L’unica differenza è che le terre che definiscono il Mare Nostrum dei latini sono molto più vicine e accostate di quanto accade altrove: lo stretto di Gibilterra, che separa la Spagna dal Marocco, è ampio 13 km. e il canale del Bosforo, che divide l’Europa dall’Asia, soltanto un chilometro e mezzo.<br></a><br>Franco Farinelli, Geografia"
frase[128] = "Mediterraneo infatti significa medium, cioè mezzo di comunicazione, tra terre. Si tratta perciò di un nome proprio che designa direttamente un ruolo: quello di un immenso “spazio-movimento” di un unico sistema di circolazione in cui vie di terra e vie di mare si fondono al punto da risultare indistinguibili, come Braudel riconosceva. E proprio in virtù di tale funzione e in omaggio a tale specie di equivalenza territoriale generale il Mediterraneo oggi appare non più unico, e al proprio interno sempre meno diverso.<br></a><br>Franco Farinelli, Geografia"
frase[129] = "La testimonianza più bella sull’immenso passato del Mediterraneo è quella che fornisce il mare stesso. Bisogna dirlo e ripeterlo. Bisogna vedere il mare e rivederlo. Naturalmente esso non può spiegare tutto di un passato complesso, costruito dagli uomini con una dose più o meno elevata di logica, di capriccio o di aberrazione, ma rimette con pazienza al loro posto le esperienze del passato, restituendo a ognuna i primi frutti della sua esistenza, e le colloca sotto il cielo, in un paesaggio che possiamo vedere con i nostri occhi, uguali a quelli di un tempo.<br></a><br>Fernand Braudel, Memorie del Mediterraneo"
frase[130] = "[…] le grandi placche di calcare corallino dei templi megalitici di Malta, la pietra di Segovia che si bagna per lavorarla più facilmente, i calcari delle Latomie (le enormi cave di Siracusa), le pietre d’Istria portate a Venezia, e tante altre rocce della Grecia, della Sicilia o d’Italia, sono tutte nate dal mare.<br></a><br>Fernand Braudel, Memorie del Mediterraneo"
frase[131] = "Ogni notte, al centro dell’arcipelago delle Lipari, tra la Sicilia e l’Italia, lo Stromboli e tuttora in attività: illumina con i suoi proiettili incandescenti il mare circostante. Terremoti ed erudizioni hanno segnato in continuazione il passato e minacciano il presente dei paesi mediterranei.<br></a><br>Fernand Braudel, Memorie del Mediterraneo"
frase[132] = "Lo spazio mediterraneo è divorato dalle montagne. Eccole giungere fino ai litorali, abusive, ammassate le une contro le altre, ossatura e fondale inevitabile di ogni paesaggio. Disturbano la circolazione, torturano le strade, limitano lo spazio riservato alle felici campagne, alle città, al grano, alla vite,e anche agli olivi, poiché l’altitudine ha sempre il sopravvento sulle attività degli uomini.<br></a><br>Fernand Braudel, Memorie del Mediterraneo"
frase[133] = "Il deserto invade anche fisicamente il mare Interno. Ogni estate, l’aria secca e cocente del Sahara avvolge l’intera distesa del mare e ne oltrepassa arditamente i confini, verso nord, creando sopra il Mediterraneo “quei cieli gloriosi”, di una strana limpidezza, quelle notti cariche di stelle che da nessun’altra parte raggiungono una tale perfezione.<br></a><br>Fernand Braudel, Memorie del Mediterraneo"
frase[134] = "In sintesi abbiamo un’eccessiva tendenza a credere alla dolcezza, alla facilità spontanea della vita nel Mediterraneo. Ci si lascia ingannare dal fascino del paesaggio. La terra coltivabile è rara, le montagne aride o poco fertili sono onnipresenti […].<br></a><br>Fernand Braudel, Memorie del Mediterraneo"
frase[135] = "L’universo mediterraneo ha quindi vissuto per lungo tempo suddiviso in spazi autonomi, mal collegati. Tutto il mondo attuale è molto più unito nelle sue diverse parti di quanto lo fosse il Mediterraneo ai tempi di Pericle.<br></a><br>Fernand Braudel, Memorie del Mediterraneo"
frase[136] = "Il plurale ha sempre il sopravvento sul singolare: esistono dieci, venti, cento Mediterranei, e ognuno di essi è a sua volta suddiviso.<br></a><br>Fernand Braudel, Memorie del Mediterraneo"
frase[137] = "[…] il clima di Cadice richiama quello di Beirut, la riviera provenzale assomiglia alla costa meridionale della Crimea, la vegetazione del monte degli Olivi, vicino a Gerusalemme, potrebbe trovarsi in Sicilia – certo, ma non si lavora la terra allo stesso modo, non si usano gli stessi strumenti, né lo stesso stile di impalare o palizzate la vite, né gli stessi vini, olivi, fichi, lauri, nemmeno le stesse case, gli stessi costumi.<br></a><br>Fernand Braudel, Memorie del Mediterraneo"
frase[138] = "Inoltre, grandi contrasti spezzano l’immagine una del mare: il Nord non è, non può essere il Sud, ancor più, l’Ovest non è l’Est. Il Mediterraneo è troppo allungato secondo i paralleli e la soglia di Sicilia lo spacca in due, più ancora che riunirne i frammenti.<br></a><br>Fernand Braudel, Memorie del Mediterraneo"
frase[139] = "La storia ha dimostrato cento volte che i due bacini del mare Interno – Est e Ovest, Levante e Ponente – tendono a vivere contando solo su se stessi, anche se al momento opportuno si scambiano navi, merci, uomini e anche credenze.<br></a><br>Fernand Braudel, Memorie del Mediterraneo"
frase[140] = "E la caratteristica più evidente del destino del Mare Internum è l’essere inserito nel più vasto insieme di terre emerse del mondo: il grandioso., il“gigantesco continente unitario” euro-afro-asiatico, un pianeta di per se stesso, dove tutto ha circolato precocemente.<br></a><br>Fernand Braudel, Memorie del Mediterraneo"
frase[141] = "Orientarsi nello spazio familiare del Mediteraneo richiede uno sforzo minimo. Basta chiudere gli occhi, e i ricordi affiorano: siamo a Venezia, in Provenza, in Sicilia, a Malta, a Istambul.<br></a><br>Fernand Braudel, Memorie del Mediterraneo"
var mostra = Math.floor(Math.random() * (frase.length))
//-->