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Progetto di allestimento
Renzo Piano con Franco Origoni
Macchine celibi
a cura di Fulvio Irace
La sezione si propone di esplorare, attraverso l’analisi di due ambientazioni
straordinarie, i rapporti dialettici tra due concezioni dell’architettura
sinora collegate su opposti versanti. Confrontando il celebre allestimento
albiniano della “stanza per un uomo” alla VI Triennale del 1936
con le “visioni” molliniane de “la casa di Oberon” e de “La cascina in una
risaia”, si suggerisce l’ipotesi di una comune convergenza verso una
interpretazione surrealista ed autoreferenziale del classico tema razionalista
dell’abitare domestico.
La Città Nuova: Milano e l’architettura razionale
a cura di Matilde Baffa
Nel 1930 Franco Albini avvia la propria attività professionale associandosi
con Renato Camus e Giancarlo Palanti. Da questo momento l’impegno
nel campo dell’edilizia popolare diventa uno dei temi di ricerca in cui
Albini riesce a esprimere al meglio la sua particolare sensibilità
nell’organizzazione dello spazio. Ancora di più dei contenuti tecnici e
tipologici e sociali della sua ricerca sull’alloggio minimo e sulla casa per
tutti, però la sperimentazione nel campo dell’edilizia residenziale diventa
occasione per una scientifica trattazione del tema della nuova città e dello
spazio sociale. In particolare saranno esposte, infatti, piante modelli e
disegni dei grandi concorsi per i quartieri di iniziativa pubblica (R. Giuliani,
Baracca, Ponti, D’Annunzio) e degli esperimenti della nuova visione
metropolitana, (progetti per le quattro città satelliti e “Milano verde”).
Spazi atmosferici: l’architettura degli allestimenti
a cura di Federico Bucci
Fin dagli esordi della sua attività Franco Albini interpreta con slancio gli
inviti, rivolti soprattutto da Edoardo Persico, a cercare una “via italiana”
nel “rinascimento europeo”. Nascono così opere molto apprezzate dalla
critica e dal pubblico, come i padiglioni INA alla Fiera Campionaria di
Milano e alla Fiera del Levante di Bari (a partire dal 1933), gli allestimenti
per la Mostra dell’Aeronautica (1934), per la VI (1936) e VII (1940) Triennale
di Milano e per la mostra “Scipione e il bianco e nero” (1941) alla
Pinacoteca di Brera. In queste architetture d’interni matura il duplice
carattere della ricerca di Albini dedicata alla composizione di “spazi
atmosferici”, cioè spazi costruiti “con l’aria e con la luce”. Gli allestimenti
temporanei e gli arredamenti realizzati da Albini nel decennio 1930-40,
da una parte avviano una serie sperimentazioni sulla produzione in serie,
dall’altra danno vita a straordinarie invenzioni in cui gli elementi architettonici
(come le scale “sospese”, i montanti, i controsoffitti forati ecc.)
definiscono la formazione di un “ambiente nell’ambiente”.
Gli oggetti dell’abitare
a cura di Silvana Annicchiarico
Gli oggetti di design di Franco Albini sono “macchine minime” che
coniugano la massima efficienza strutturale con la leggerezza di una
forma sempre concepita come il risultato di una rigorosa indagine sulle
possibilità tecnologiche del progetto e del materiale. Questa sezione della
mostra documenta il lavoro di Albini designer, dagli esperimenti delle
prime Triennali degli anni Trenta alla produzione in serie del dopoguerra,
cercando di evidenziare sia le straordinarie caratteristiche tecniche
dei suoi oggetti (tensione, equilibrio dinamico, sospensione di peso,
connessione fra le parti), sia il sigillo inconfondibile del gusto e dello stile
di Albini. In mostra sono esposti solo oggetti originali.
Stanze della memoria
a cura di Marco Albini
Il tentativo di chiarire il ruolo svolto da Franco Albini nella cultura
architettonica italiana e internazionale è stato avviato negli anni Cinquanta
da Giuseppe Samonà, con un famoso scritto pubblicato da
&ldquZodiac”. Ma la naturale riservatezza dell’architetto milanese, unita a
un distacco per tutto ciò che non apparteneva alla concretezza del
mestiere, non hanno certo facilitato il compito della critica, che in un
certo senso non è ancora riuscita a cogliere pienamente il reale contributo
delle relazioni che Albini ha intrecciato - prima e dopo la guerra -
con i temi e i protagonisti del più acceso dibattito architettonico. In questo
senso, la sezione introduttiva alla mostra, piuttosto che presentare
singole testimonianze relative a “tranches de vie” dell’architetto, intende
collocare il percorso artistico e professionale di Albini, la sua formazione,
le sue amicizie, i suoi maestri, l’ambiente famigliare, in un più
vasto quadro culturale che da Milano e dal circolo della rivista
&ldquCasabella” di Persico e Pagano (con il quale Albini ha avuto stretti e
ancora inesplorati contatti) arriva fino al cuore della cultura architettonica
moderna europea.
Modernità e tradizione
a cura di Augusto Rossari
Questa sezione presenta alcuni tra gli esiti più rilevanti dell’attività di
Albini nel dopoguerra e le rispettive relazioni con la cultura architettonica
italiana. In particolare, considerando un arco storico che dalle
urgenze della ricostruzione arriva fino ai primi anni Sessanta, l’attenzione
si concentra su tre temi: la riflessione sulla tradizione colta e quella
spontanea, il neorealismo, le influenze organiche; il punto di vista specifico
di Albini: il rifugio-albergo Pirovano a Cervinia, l’edificio INA a
Parma, il quartiere di Cesate, la villa Olivetti vicino a Ivrea, villa Allemandi
a punta Ala (Gr); confronti con la casa Borsalino a Alessandria di
Gardella e con le case in viale Etiopia a Roma di Ridolfi.
L’arte del porgere: il museo tra Albini e Scarpa
a cura di Marco Mulazzani e Orietta Lanzarini
I musei di Albini - con quelli dei BBPR, di Gardella e di Scarpa, tra gli
esempi più alti della museografia italiana del dopoguerra - innovano profondamente
le tecniche espositive e le attrezzature perseguendo una concezione
educativa del museo, ma nel medesimo tempo integrano antico e
moderno, assurgendo essi stessi a “opere d’arte in sè”. Palazzo Bianco,
Palazzo Rosso e il Museo del Tesoro di San Lorenzo a Genova, sono capolavori
su cui si è scritto molto, ma sono anche opere che meritano nuovi
approfondimenti sia alla luce dell’esperienza di Albini compiuta
nell’anteguerra, sia in un più stretto contatto con il dibattito sulla tradizione
e sull’impegno nella Scuola che hanno proiettato la cultura architettonica
italiana in una dimensione internazionale. In particolare, uno
dei temi affrontati in questa sezione è il confronto con le realizzazioni di
Carlo Scarpa in campo museale, da Palazzo Abatellis a Palermo al Museo
di Castelvecchio a Verona.
La tecnologia e la città
a cura di Claudia Conforti
Questa sezione è impostata sull’interpretazione della città che Albini
restituisce attraverso alcuni edifici pubblici, in particolare: il palazzo per
uffici Ina di Parma, la Rinascente di Roma, il museo di Sant’Agostino di
Genova, lo sfortunato intervento degli Eremitani di Padova e gli uffici
Saipem di San Donato, le terme Zoja di Salsomaggiore Terme. Verrà istituito
un confronto con l’intorno, urbano o artificialmente naturalistico,
reso attraverso fotografie d’epoca e filmati. Inoltre è istituito un confronto
con i palazzi per negozi, uffici e abitazioni di via Guicciardini a Firenze di
Giovanni Michelucci; il palazzo per uffici in via Torino a Roma di Adalberto
Libera e le terme di Fiuggi di Luigi Moretti.
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