Albini
Gardella
Mollino
Biografia
Opere e Progetti
Come arrivare
Allestimento
Forum
Itinerario
Info gruppi
News
Area download
Cerca
Contatti


Ignazio Gardella Architetto
Costruire le modernità

Sede
Palazzo Ducale
Sottoporticato
P.za Matteotti 9, Genova

Date
dal 24 novembre 2006
al 30 gennaio 2007

Conferenza stampa
23 novembre 2006

Inaugurazione
24 novembre 2006

Orari
da martedì a domenica
09.00 - 19.00
chiusura: lunedì

Prezzi
intero: 7,00 euro
ridotto: 5,00 euro
scuole: 3,00 euro

  Le sezioni della mostra, affidate a diversi curatori, sono così individuate:

1 Prologo. La trasmissione di un sapere: la genealogia degli ingegneri
e degli architetti della famiglia Gardella.
a cura di Michela Rosso
Il nome di battesimo di Ignazio Gardella è Mario. Ancora studente inizierà
a firmarsi col nome del bisnonno, una scelta che mostra la volontà
di tracciare una propria personale genealogia, selezionando attentamente
alcuni elementi della propria storia famigliare e legandosi idealmente alla
figura dell’architetto genovese allievo e collaboratore di Carlo Barabino.
La ricostruzione tentata di una tradizione radicata nella storia famigliare
consente di rivedere una lettura consolidata del lavoro di questo architetto,
alla luce cioè di un diverso concetto di tradizione, sostanziato
dall’eredità culturale che si tramanda di padre in figlio. Un tema, questo
strettamente intrecciato alle strategie di rappresentazione dell’architetto
e del suo lavoro, di cui sono testimonianza, oltre ai progetti e alle realizzazioni,
i libri della biblioteca di famiglia come i ritratti, le sculture, le
fotografie, i diari e gli appunti.

2. Alessandria. Casa Borsalino (1948-52), Dispensario antitubercolare
(1933-38).
a cura di Marco Casamonti
Alessandria come tappa ricorrente nel percorso evolutivo dell’architettura
di Gardella, rappresenta il luogo nel quale le trasformazioni culturali in
atto nel paese si intrecciano con la ricerca di nuove forme espressive.
Dall’introduzione del mattone faccia a vista nel Dispensario Antitubercolare,
che riconduce su territori più vicini al contesto piemontese le forme
astratte del parallelepipedo razionalista, alla riconcettualizzazione del
palazzo di città che consente a Gardella di risolvere nella Casa Borsalino
l’affaccio su strada dell’isolato urbano attraverso la riscrittura della tipologia
residenziale in serie, la struttura urbana di Alessandria si rivela ogni
volta come sistema remoto di referenze che suggeriscono a Gardella strategie
alternative di intervento, ma anche territorio malleabile sul quale
sperimentare, nel passaggio degli anni, approcci progettuali già maturi od
ancora da verificare alla prova del cantiere.

3 Genova. Casa di Colombo (1955), Facoltà di Architettura (1975-89).
a cura di Bruno Gabrielli con Simona Gabrielli
La centralità dell’apporto di Gardella a Genova deve essere conosciuta
attraverso una rivisitazione del clima culturale di questa città negli
anni’50/’60, quando Caterina Marcenaro, direttore dell’Ufficio Belle Arti
del Comune chiamò a lavorare a Genova Albini e Gardella, attraverso
Giovanni Romano. Un racconto per frammenti attraverso un’insieme di
immagini inedite, documenti e testimonianze e la scelta di due progetti
significativi: uno, inedito e curioso, riguarda la Casa di Colombo (1954) e
il secondo, assai noto è il Piano Particolareggiato di S. Silvestro/S.
Donato (1968) dal quale nasce il progetto del Complesso della Facoltà di
Architettura. A corollario altri progetti di Gardella a Genova e in Liguria.

4 Milano. Torre in Piazza del Duomo (1934), Casa al Parco (1947-48),
Palazzo per Uffici Alfa Romeo, Arese (1968-72).
a cura di Antonio Monestiroli e Aurelio Cortesi con Federico Bucci,
Francesco Fallavolita e Stefano Guidarini
La sezione presenta un approfondimento dedicato al lavoro di Ignazio
Gardella, nel contesto milanese e lombardo, attraverso un punto di vista
critico organizzato in due parti. Nella prima parte, al centro della sala,
sono esposti i materiali relativi a tre opere “manifesto” dell’architetto,
che rappresentano tre diversi periodi della sua lunga carriera: il progetto
per la torre in piazza del Duomo (1934), la “Casa al parco” (1947-48) e il
palazzo per uffici dell’Alfa Romeo a Arese (1968-72). Mentre la seconda
parte, collocata lungo il perimetro della sala, intende dimostrare – attraverso
un confronto con le opere di altri maestri della stessa generazione
(come Albini, i BBPR, Figini e Pollini) – il ruolo fondativo di Gardella
nella formazione della Scuola di Milano.

5 Venezia. Casa alle Zattere (1953-62).
a cura di Luciano Semerani con Antonella Gallo
La prima Casa delle Zattere è analoga alla Casa del Parco di Milano, ma, a
Venezia, Gardella si incontra con la luce riflessa nell’acqua, il cromatismo
dei materiali, l’ornamento nei dettagli, l’orizzonte urbano interno veneziani.
Il tema è La facciata. L’ornamento, in quanto materia (la pietra, il
coccio pesto), colore, paradosso statico, che esalta il “mestiere” dell’archi
tettura italiana. L’architettura del limite, che a Venezia partecipa di veri e
propri “interni urbani”, La Scuola, che è il cosmo in cui Gardella si confronta
con Scarpa, Zevi, Samonà, sono gli altri temi della sezione.

6 Epilogo. Vicenza ed il Teatro Civico (1969-80).
a cura di Daniele Vitale con Angelo Lorenzi
L’ultima parte della mostra, curata da Daniele Vitale con Angelo Lorenzi,
si occupa del progetto di Ignazio Gardella per il teatro di Vicenza, elaborato
nel 1969 per un concorso a inviti e trasformato in progetto esecutivo
nel 1980, ma alla fine per alterne vicende non realizzato. È uno dei progetti
più belli e intensi di Gardella, e mostra la sua singolare capacità di
rinnovarsi e proporre nuove direzioni di ricerca. Lo si può idealmente
contrapporre alla casa alle Zattere di Venezia, alla quale nella mostra
viene visivamente affrontato. La casa di Venezia aveva rappresentato una
prova di grande abilità, ma anche un vicolo cieco, per il suo risolversi in
esercizio raffinato e virtuosistico teso a riassumere e a riproporre i caratteri
della città. Il teatro si costituisce invece in termini di grande assolutezza,
fondandosi su un’idea elementare risolta in volume e in geometria:
un quadrato diviso sulla diagonale in due metà di diversa altezza. Testimonia
un ritorno a quella aspirazione a un’ideale classicità che Gardella
da giovane aveva tratto dall’insegnamento di Edoardo Persico.

Il coordinatore del Comitato Scientifico
prof. Marco Casamonti

Scarica la scheda allestimento in formato pdf

 

     
       
 
www.acmaweb.com
All rights reserved Copyright 2006